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Welfare, cambia il rapporto tra Comune e Terzo settore: progetti e servizi saranno costruiti insieme

Il Consiglio comunale approva il regolamento sull’amministrazione condivisa. Associazioni e organizzazioni sociali potranno partecipare alla lettura dei bisogni e alla progettazione degli interventi nei quartieri

Il Consiglio comunale di Genova ha approvato all’unanimità il nuovo regolamento che disciplina la collaborazione tra la pubblica amministrazione e gli enti del Terzo settore nella realizzazione di attività di interesse generale. Il provvedimento introduce un quadro unitario per coinvolgere associazioni, cooperative sociali, fondazioni e altre organizzazioni non profit nella programmazione e nella costruzione dei servizi rivolti alla popolazione.

Il regolamento, promosso dall’assessora alle Politiche sociali Cristina Lodi e preparato insieme alla Direzione di Area Welfare cittadino, punta a rendere strutturale una collaborazione che, in diversi ambiti, era già praticata attraverso singoli progetti e accordi. Il Terzo settore non sarà considerato soltanto un soggetto al quale affidare determinati servizi, ma potrà partecipare all’individuazione dei problemi, alla definizione delle priorità e alla progettazione delle risposte.

Gli strumenti principali saranno la co-programmazione, la co-progettazione e le convenzioni. Con la co-programmazione, Comune e organizzazioni sociali potranno analizzare insieme i bisogni presenti sul territorio e individuare gli interventi ritenuti necessari. La co-progettazione servirà invece a definire concretamente attività, modalità operative, risorse e responsabilità. Le convenzioni disciplineranno specifiche forme di collaborazione per lo svolgimento delle iniziative.

L’approvazione non comporta automaticamente la nascita di nuovi servizi né indica, da sola, le risorse economiche disponibili. Stabilisce però le regole attraverso le quali l’Amministrazione potrà coinvolgere gli enti del Terzo settore nei futuri interventi, superando un rapporto fondato esclusivamente sull’acquisto di prestazioni o sull’assegnazione di appalti.

Il nuovo modello dovrebbe trovare applicazione soprattutto nelle politiche di prossimità e negli interventi rivolti alle persone maggiormente esposte alle difficoltà sociali ed economiche. Le organizzazioni attive nei quartieri lavorano quotidianamente con famiglie, anziani, giovani, persone con disabilità e cittadini in situazioni di fragilità. Questa presenza permette spesso di riconoscere bisogni che rischierebbero di emergere soltanto quando sono ormai diventati emergenze.

L’obiettivo dichiarato dal Comune è utilizzare tali conoscenze per rendere più tempestivi gli interventi e adattarli alle caratteristiche dei diversi territori. Le necessità di un quartiere, infatti, non coincidono sempre con quelle di un’altra zona della città e possono cambiare rapidamente in relazione all’invecchiamento della popolazione, alle condizioni economiche delle famiglie e alla disponibilità di servizi.

«Affermiamo una visione moderna della pubblica amministrazione: non più un ente che agisce da solo, ma un’Amministrazione che costruisce insieme alla comunità le risposte ai bisogni collettivi», ha dichiarato Cristina Lodi. Secondo l’assessora, il coinvolgimento del Terzo settore potrà contribuire a sviluppare innovazione sociale, rafforzare le comunità e rendere più efficaci le politiche pubbliche.

Il regolamento attribuisce quindi al Comune il ruolo di promotore e coordinatore delle reti territoriali, mantenendo in capo all’ente pubblico le responsabilità istituzionali. Le organizzazioni sociali potranno offrire competenze, relazioni e conoscenza diretta dei contesti, ma la qualità del nuovo sistema dipenderà dalla trasparenza delle procedure, dalla chiarezza nella distribuzione dei compiti e dalle risorse che saranno destinate ai singoli progetti.

L’amministrazione condivisa dovrà inoltre evitare che la collaborazione si trasformi in una sostituzione impropria dei servizi pubblici con attività affidate al volontariato. Il principio alla base del provvedimento è l’integrazione tra risorse pubbliche, private e civiche, non il trasferimento delle responsabilità del Comune alle associazioni.

Il passaggio successivo sarà dunque l’applicazione concreta delle nuove regole. Saranno i progetti avviati nei quartieri, i soggetti coinvolti, i finanziamenti e i risultati ottenuti a mostrare se il nuovo modello riuscirà effettivamente a intercettare prima le fragilità e a offrire risposte più vicine alle persone.


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